Maurizio Chierici da inviato del Corriere della Sera ha vissuto e sofferto la resistibile ascesa del gran maestro della loggia deviata della P2, Licio Gelli, e ricorda, ad un anno dalla scomparsa, il disagio di Enzo Biagi che lasciò il Corrierone sbattendo la porta dopo la pubblicazione dei nomi dei giornalisti iscritti alla Loggia Propaganda. Ed ora rilegge con noi di Articolo21 la ricomparsa del venerabile che della P2 protagonista di Venerabile Italia un programma televisivo della rete Odeon Tv. Secondo Chierici, Gelli era solo il numero quattro della P2, mentre del grande vecchio che la guidava nessuno è riuscito a svelarne il nome. Accadde 28 anni fa. Era il tempo della strategia della tensione, dell’Internazionale fascista che fece 32 mila morti solo in Argentina e delle stragi di Stato.
Tra le dichiarazioni più inquietanti di Licio Gelli vi è certamente “le stragi ci sono sempre state e ci saranno sempre”. L’ennesimo messaggio?
“Questa è la vetrina dei ricatti di Licio Gelli. Lui resta grande per questo. Può avere in mano le carte di tutti. Le sue carte devono compromettere tutti. Sono rimasto impressionato sempr dal suo potere. Quando è stato catturato dopo essere fuggito dalla Svizzera, è stato messo in una cella speciale a Parma per riguardo alle condizioni del suo cuore. Così ha vissuto in uno splendido salotto della Certosa di Parma ha vissuto 27 giorni filmato da tutti. Si faceva portare la colazione dal miglior ristorante di Parma con un secondino che assaggiava i suoi pasti in modo da non finire avvelenato come era accaduto a Sindona. Ma tutto questo non bastava, illustri clicinici italiani hanno detto che doveva andare a casa perché voleva morire a casa. Son passati vent’anni ed è ancora lì. La cella è stata utilizzata per il numero due della P2, Ortolani, perché in realtà Gelli è solo il numero quattro. Ora, dico, un uomo ricercato in tutta Europa, con i soldi che non si trovano, per ottenere un trattamento del genere che potere ha? Il potere del ricatto”.
L’ultimo intervento di Gelli ha creato imbarazzo anche all’interno del Popolo della libertà. Ci sono attente prese di posizione: “Noi non abbiamo richiesto questo intervento”. Gelli, infatti, parla bene di Silvio Berlusconi che era uno dei suoi “muratori”, anzi “apprendista muratore” nella lista della P2.
“Ecco, uno dei grandi problemi sottolineati anche dal giudice Gherardo Colombo o da storici come Flamini, uno dei problemi che ci ha perseguitato è la P2 esiste ancora? C’è il problema che il piano Rinascita coincide perfettamente con il secondo governo Berlusconi, adesso la cosa si è aggravata…
Insomma, la P2 esiste ancora… col punto interrogativo o senza?
“Il punto interrogativo ci ha perseguitati in tutti questi anni. Da allora ad oggi. Soprattutto a noi del Corriere. Biagi il giorno della prima assemblea dopo la P2 ad un certo punto ha sentito parlare Di Bella e gli altri che si giustificavano, poi ci ha lasciato: “Io in questo letamaio non ci sto. Me ne vado”. E se n’è andato. Ora, ricorre il primo anniversario dalla morte di Biagi. Pensa all’amarezza che avrebbe provato guardando la tv. Ogni sera vedi il pidduista capo del governo e il pidduista Cicchitto che rappresenta il partito del capo del governo. E’ possibile che siano tutti così in vetrina? Mi dispiace per il mio amico Maurizio Costanzo, ma non solo lui è stato nella P2, poi ha rinunciato, ma anche le strutture di produzione dei suoi programmi hanno un’ossatura di uomini pidduisti. Ha cambiato nome ma è lì, vive con noi. A questo punto è talmente sicura che può mandare le provocazioni che vuole. Anche la storia d’Italia raccontata da Gelli”.
Giusto in questi giorni, il presidente emerito, Francesco Cossiga, ha rievocato la strategia della tensione. Non occorre mandare la polizia in piazza. Basta mandare gli infiltrati nel movimento. Dall’altra parte Gelli afferma “non c’è nessuna strategia della tensione”.
“La sinistra a questo punto dovrebbe essere molto attenta. Si è un po’ rilassata su questo problema. Sull’Unità, così come avevo fatto prima sul Corriere, ho scritto non so quanti articoli. Ho fatto un’inchiesta sull’Italia della P2. Ho parlato di cicchitto. Cicchito si è infuriato. Ha detto che mi denunciava. Non è mai arrivata la denuncia. La P2 è talmente sicura che non ha più bisogno di protestare né di nascondersi. C’è. C’è sempre stata. E adesso sono talmente convinti di avere la gente dalla loro parte…
A proposito. Oggi sull’Unità ci aspettavamo un tuo articolo sulle dichiarazioni di Gelli…
“Sono sempre in viaggio, magari non mi hanno trovato.
Noi di articolo21 siamo sempre più fortunati… dicevamo?
“Quando insegnavo all’università facevo sostenere gli esami per libri scritti, non per libri letti. Ad un centinaio di ragazzi ho dato una ricerca che è diventata un libro di 1.800 pagine. Non era solo un libro, era la presa di coscienza dei giovani. Nella prefazione un ragazzo di Reggio ha scritto: “Quando ho scoperto cos’era la P2 è finita la mia giovinezza e comincia la mia complicata maturità”. Quindi, i rendono conto del baratro. I laboratori della sinistra, del centrosinistra. Su questo bisogna farli. E su questo bisogna battersi non solo con le parole, i discorsi e gli articoli sui giornali. Bisogna declinare queste cose ai giovani. Gli universitari e i professori che giustamente stanno scioperando nell’università, gli antagonisti alla riforma, costituiscano dei laboratori su questo, su questa storia recente. Perché la storia sembra aver dimenticato l’avvenimento più importante dopo la resistenza e la repubblica di Salò. Che c’è stata in Italia la P2, perché questo serve a spiegarci chi siamo e contro chi dobbiamo batterci.
Lunedì scorso abbiamo visto i ragazzi con la stella rossa e quelli con la maglietta nera insieme contro la Gelmini. Già mercoledì gli stessi ragazzi si sono scontrati in piazza Navona con bastoni, caschi, sedie e via facendo. Con questi tafferugli in piazza, come ci insegna il tuo lavoro di cronista, sono iniziati gli anni di piombo.
“Credo che i due estremismi si siano allarmati. Com’è possibile che l’estrema sinistra potesse andare d’accordo con l’estrema destra contro un progetto di riforma insensata che vede tutti i ragazzi contro. Questo è nell’animo dei giovani. Io, naturalmente, non sono di estrema destra, né di estrema sinistra. Ma i giovani sono così. E questo ha allarmato quelli che sono i laboratori chiari o oscuri del potere. P2, per esempio. E’ questo ha fatto nascere l’intervento, scellerato”.
Ed è avvenuto a pochi giorni dall’avviso di Francesco Cossiga che parlava di infiltrati nel movimento.
“Cossiga, serve ai giornali, Ai miei tempi andava in televisione uno molto divertente, Mariannini, si vestiva in maniera assurda, entrava in scena con la tuba. Cossiga ha una vis comica, è il Mariannini dei nostri giorni, non lo prenderei troppo sul serio”.
Quali anticorpi può sviluppare il Paese contro il ritorno di Gelli?
“Gli anticorpi si sviluppano innanzitutto con l’informazione. E l’informazione inizia con le nuove generazioni. Se dopo la P2, soprattutto nelle università, si fosse spiegato a lungo la storia moderna, la storia della P2 questo avrebe eroso il rododendro, il potere della P2. Invece i ragazzi non sanno nulla”.
Che te ne pare di una tv che propone “Venerabile Italia”?
“In una televisione che propone Moggi come moralista dello sport, Gelli è adatto per lo stesso motivo. Il problema è un altro, capire chi è il numero uno della P2. Il burattinaio non è mai stato Gelli è un personaggio troppo squalificato moralmente. Prima i passaggi da una parte all’altra. I rapporti con le mafie. I suoi generali argentini che han fatto trentaduemila morti desaparecidos. Tutto questo non è gratis. La morte di Calvi…”.
Gelli ha posseduto sempre un retrogusto di grottesco. Anche questa rivelazione della foto con Tina Anselmi…dà l’idea di personaggio da gossip più che da grande burattinaio.
“ Su Tina Anselmi voglio sottolineare una cosa. Ha presieduto la commissione d’inchiesta parlamentare. Per un anno e mezzo Tina Anselmi è andata in giro per i tribunali di tutta Italia a testimoniare. Perché nessuno ammetteva di esere iscritto alla P2. Soprattutto chi faceva politica. Dopo due anni è stata abbandonata. Erano governi sociali e democristiani. A quel punto ha dovuto fare da sola. Come mai è stata abbandonata? Tant’è vero che non ha mai risposto ai giornalisti. Solo ai ragazzi ha spiegato la sua storia. E’ stata registrata e lì ha narrato il finale della sua storia. Perché è stata abbandonata?”.
Erano i tempi del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani)…
“Erano i tempi del Caf”.....
Da un intervista a Maurizio Chierici su www.articolo21.info
sabato 1 novembre 2008
giovedì 30 ottobre 2008
Maroni e le istruzioni dettagliate
Ieri in Piazza Navona c'era un camion lasciato passare dalla Polizia.Nel camion c'erano caschi, mazze, forse tirapugni e una ventina di provocatori.Provocatori, non studenti.I provocatori hanno picchiato gli studenti sotto gli occhi della Polizia.Uno dei provocatori, come si può vedere dal video, è in rapporti affettuosi, di grande simpatia con la Polizia, come se fosse un collega.La piazza era gremita. Un camion con mazze e teppisti poteva essere lì solo in due casi:- perchè la Polizia lo ha consentito su ordine di qualcuno- perchè la Polizia non governava la piazza.Maroni, il ministro degli Interni, che prende istruzioni dettagliate, un portaordini dello psiconano, dovrebbe spiegarci cosa è successo e dopo dimettersi.La politica è fallita. Il cittadino può solo dialogare con il poliziotto in tenuta anti sommossa.Se non basta la Polizia, allora arrivano gli infiltrati, così i giornali e le televisioni di regime possono gridare agli "scontri tra studenti".Giornalisti, non vi vergognate? Le vostre parole sono peggio delle mazze tricolori degli squadristi di Piazza Navona.
da www.beppegrillo.it
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L'ombra dei manovratori
Quello che sta accadendo in tutta Italia non ha bisogno di commenti, i fatti parlano da soli. I parlamentari dell'Italia dei Valori erano in Piazza Navona oggi, megafono alla mano, per invitare i nostri ragazzi al dialogo, per sostenerli, per chiedergli di non farsi strumentalizzare, per evitare possibili derive violente di infiltrati che nulla hanno a che vedere con la legittimità di un grido di aiuto lanciato pacificamente.
I feriti di Piazza Navona nascondono, per la breve ricostruzione dei fatti fornita dai presenti, delle assurdità, come se qualche suggerimento di politici irresponsabili dei giorni scorsi, abbia trovato sponda tra i ragazzi violenti con la complicità di una parte di coloro che erano lì per garantire la sicurezza. Alcuni video pubblicati su Corriere.it mostrano atti di violenza contro altri manifestanti, mentre i cordoni delle forze dell’ordine vengono tenute a bada da qualche loro dirigente solerte agli ordini ricevuti.
Le testimonianze di alcuni manifestanti in questo video parlano di mazze e bastoni occultati da alcuni facinorosi già predisposti e preordinati a tutto, parlano di un automezzo entrato nella piazza senza troppi controlli. Come è stato possibile tutto ciò in una piazza assediata dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, in una piazza dove i turisti erano costretti a giri interminabili per attraversarla? Chi c’è dietro questa fiammata di violenza? A chi giova mettere gli studenti l’un contro l’altro? Chi vorrebbe che i cittadini e i genitori vedessero nelle sacrosante manifestazioni studentesche di oggi i fantasmi eversivi del passato?
Una cosa è certa ed è è che la degenerazione di queste manifestazioni di libertà, aiutano di fatto la linea del Governo che in tutti questi giorni si è affannato a denigrare i manifestanti come frange pericolose ed irresponsabili. A noi, e soprattutto alla “società civile”, non resta allora che opporci al decreto Gelmini allo stesso modo di come abbiamo fatto con il decreto Alfano, promuovendo un referendum per spazzare via i loro decreti dittatoriali. Appena il decreto Gelmini sarà pubblicato, provvederemo a depositare il quesito in Cassazione e cominceremo la raccolta delle firme sugli stessi tavoli in cui stiamo già raccogliendo le firme referendarie contro la legge “salvapremier”.
da un articolo su www.antoniodipietro.it
Idem G8 di Genova, in mezzo ai contestatori c'erano polizia e carabinieri infiltrati.
Hanno ascoltato alla lettera il consiglio dell'emerito presidente della Repubblica, nonchè ministro dell'interno dal 1976 al 1978... Francesco Cossiga.... Ustica....... Moro.......
( Elia)
I feriti di Piazza Navona nascondono, per la breve ricostruzione dei fatti fornita dai presenti, delle assurdità, come se qualche suggerimento di politici irresponsabili dei giorni scorsi, abbia trovato sponda tra i ragazzi violenti con la complicità di una parte di coloro che erano lì per garantire la sicurezza. Alcuni video pubblicati su Corriere.it mostrano atti di violenza contro altri manifestanti, mentre i cordoni delle forze dell’ordine vengono tenute a bada da qualche loro dirigente solerte agli ordini ricevuti.
Le testimonianze di alcuni manifestanti in questo video parlano di mazze e bastoni occultati da alcuni facinorosi già predisposti e preordinati a tutto, parlano di un automezzo entrato nella piazza senza troppi controlli. Come è stato possibile tutto ciò in una piazza assediata dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, in una piazza dove i turisti erano costretti a giri interminabili per attraversarla? Chi c’è dietro questa fiammata di violenza? A chi giova mettere gli studenti l’un contro l’altro? Chi vorrebbe che i cittadini e i genitori vedessero nelle sacrosante manifestazioni studentesche di oggi i fantasmi eversivi del passato?
Una cosa è certa ed è è che la degenerazione di queste manifestazioni di libertà, aiutano di fatto la linea del Governo che in tutti questi giorni si è affannato a denigrare i manifestanti come frange pericolose ed irresponsabili. A noi, e soprattutto alla “società civile”, non resta allora che opporci al decreto Gelmini allo stesso modo di come abbiamo fatto con il decreto Alfano, promuovendo un referendum per spazzare via i loro decreti dittatoriali. Appena il decreto Gelmini sarà pubblicato, provvederemo a depositare il quesito in Cassazione e cominceremo la raccolta delle firme sugli stessi tavoli in cui stiamo già raccogliendo le firme referendarie contro la legge “salvapremier”.
da un articolo su www.antoniodipietro.it
Idem G8 di Genova, in mezzo ai contestatori c'erano polizia e carabinieri infiltrati.
Hanno ascoltato alla lettera il consiglio dell'emerito presidente della Repubblica, nonchè ministro dell'interno dal 1976 al 1978... Francesco Cossiga.... Ustica....... Moro.......
( Elia)
Archiviata la denuncia a carico di Di Pietro
“Archiviazione dei procedimenti perchè il fatto non sussiste”. Con questa motivazione il Gip Vincenzo Tutinelli pone fine alla querela per diffamazione messa in atto da Mediaset a carico di Antonio Di Pietro. Oggetto della “querelle” le affermazioni di Di Pietro in merito alla questione Rete 4, definita “abusiva” perché sottraeva le frequenze spettanti di diritto a Europa 7.“Quando Mediaset denunciò Di Pietro per aver osato definire come abusiva Rete 4, un coro di Tg pubblici e privati e i giornali di famiglia diedero ampio risalto al coraggioso gesto delle aziende di proprietà di Silvio Berlusconi.” Afferma Giuseppe Giulietti. E continua: “Nei giorni scorsi, come ha sottolineato in quasi beata solitudine Marco Travaglio dalle colonne dell' Unità, il giudice istruttore ha archiviato la denuncia non tanto perché infondata, quanto perché le parole di Di Pietro affondavano nella concretezza delle Sentenze della corte costituzionale, nella pronuncia delle autorità europee, nella recente sentenza della corte di giustizia, e persino in qualche timido atto delle nostre autorità di garanzia. La notizia della archiviazione è stata sepolta, anche perché l’Italia si prepara a compensare Europa 7, alla quale è stato negato il diritto alla esistenza, non con le eventuali frequenze abusive, ma con quelle del servizio pubblico… In ogni caso dal momento che le motivazioni del giudice non sono note quasi a nessuno, Articolo 21 ha deciso di pubblicarle sul proprio sito, e di metterle a disposizione di quanti vorranno scaricare il documento e consentirne la più ampia circolazione.”
SCARICA IL TESTO DELL'ORDINANZA
da un articolo su http://www.articolo21.info/
Ovviamente questa notizia non è stata diffusa dai vari telegiornali, perchè in Italia non bisogna informare con la verità ma bisogna nascondere i fatti reali o comuncarli in maniera distorta, in modo che il popolino non capiscano come sono i fatti
( Elia)
SCARICA IL TESTO DELL'ORDINANZA
da un articolo su http://www.articolo21.info/
Ovviamente questa notizia non è stata diffusa dai vari telegiornali, perchè in Italia non bisogna informare con la verità ma bisogna nascondere i fatti reali o comuncarli in maniera distorta, in modo che il popolino non capiscano come sono i fatti
( Elia)
martedì 28 ottobre 2008
Gli Elefanti si ribellano
In Asia gli animali minacciati dalle megalopoli
Un ignaro turista americano, Jeremy McGill, è stato abbastanza fortunato da poter raccontare all’«Independent» la sua avventura. Nella provincia dello Yunnan, al confine con il Laos, si era avvicinato a un gruppo di maschi adulti, cominciando a scattare fotografie. Uno degli elefanti non ha gradito: lo ha sollevato, morso, piegato in due e pestato fino a lasciarlo esanime in terra. Lo hanno trovato mezz’ora dopo, con un pezzo di intestino che gli usciva dal ventre.
Ma che accade agli elefanti? Secondo Grace Gabriel, direttrice per l’Asia dell’International Fund for Animal Welfare, non c’è nulla di misterioso dietro al loro cambiamento di umore e al comportamento aggressivo degli ultimi mesi. Semplicemente, non hanno più un posto dove andare dopo che lo Yunnan è stato interamente occupato da un’altra pericolosa e aggressiva specie, quella umana. Le foreste sono state abbattute per coltivare piantagioni, i fiumi sono scomparsi perché il loro corso è stato deviato per alimentare qualche diga e al loro posto ora scorrono le autostrade.
L’habitat rimasto agli elefanti è insufficiente ad alimentarli e a proteggerli, e si riduce a vista d’occhio. La stupidità degli uomini fa poi il resto, con cuccioli catturati e tenuti incatenati per servire da attrazione per quei turisti che proprio non possono tornare a casa senza la foto del bambino in groppa a Dumbo. Le femmine di elefante accudiscono i loro piccoli fino all’età di 8 anni e, come qualunque madre, non perdonano mai chi glieli porta via.
La battaglia dello Yunnan è solo una delle tante che si stanno combattendo nel mondo tra uomini e animali, costretti a contendersi le risorse naturali che in molti luoghi non bastano ormai più per tutti. Le megalopoli che stanno crescendo a dismisura in Cina e in India hanno rotto l’equilibrio e originato un conflitto mortale. La città di Mumbai ha quasi 20 milioni di abitanti e i suoi confini hanno raggiunto e invaso il Parco Nazionale Sanjay Gandhi. I leopardi hanno lasciato la foresta e si aggirano per le strade della periferia. In un solo mese hanno ucciso 12 volte: un avvocato è stato attaccato mentre faceva jogging, un ragazzo mentre dormiva all’aperto e i bambini sono purtroppo tra le vittime preferite. La vicinanza con la città ha cambiato le abitudini alimentari dei leopardi, che hanno ormai rinunciato alla faticosa caccia al cervo. Solo un inseguimento su dieci di questo animale veloce e agilissimo ha successo, mentre i cani randagi e i piccoli roditori si fanno prendere sempre.
Nel distretto di Chandrapur si combatte contro le tigri, che hanno ripreso a mangiare gli uomini: 11 vittime nel 2006, 14 nel 2007, 13 finora quest’anno. La National Tiger Conservation Authority, dice il suo segretario Rajesh Gopal, è decisa a vederci chiaro e ha preparato un piano per monitorare gli animali, valutare la degradazione ambientale, la disponibilità d’acqua e le ragioni del conflitto tra tigri e uomini. Ma basta dare un’occhiata all’espansione dei villaggi negli ultimi anni, con un insostenibile aumento della popolazione umana, per capire perché anche le poche tigri rimaste si sono arrabbiate.
Nel registrare il ritmo al quale stanno scomparendo migliaia di specie, molti scienziati non esitano a parlare di una nuova estinzione di massa, della quale è gran parte responsabile l’uomo. Non c’è da stupirsi se qualche animale, prima di andarsene per sempre, si ribella al suo destino.
Da un articolo su lastampa.it
venerdì 24 ottobre 2008
Cossiga sui manifestanti : "Non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti all'ospedale"
"Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perchè pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì... questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio".
Da un articolo su beppegrillo.it
La demenza senile è proprio pericolosa, certo che abbiamo proprio dei bei personaggi in parlamento e in senato. Oggi lui, l'altro giorno Berlusconi che prima incita a usare la forza contro i manifestanti ( nel suo avviso ai naviganti), poi ovviamente il giorno dopo smentisce come fa sempre.
QUESTA E' LA DEMOCRAZIA.
Chissà cosa combinava quando era al governo, e quanti scheletri avrà nell'armadio???? Segreti di stato... Ssssss, Non Sveliamoli....
( Elia)
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Quando la natura si ribella
La Sardegna piange altri tre morti dopo il violento nubifragio che ha colpito l’hinterland di Cagliari.
Una tragedia quasi annunciata che ricorda molto da vicino la tragica devastazione del 2004 che colpì Villagrande Strisali: causo vittime e martoriò altri centri dell’isola.
Certo è stata una calamità naturale, dalla portata eccezionale, che ha prodotto tanti danni anche dopo la siccità di questi mesi.
Ma le cause principali sono oramai ben note a tutti.
Il cielo ha solo una parte delle colpe.
La cementificazione selvaggia e le azioni sconsiderate dell’uomo in zone particolarmente a rischio hanno prodotto un risultato che anche oggi è ben visibile a tutto il mondo.
Se a tutto questo aggiungiamo una carenza di interventi di pulizie e di manutenzioni anche ordinarie, i danni aumentano a dismisura. Quando amministratori e costruttori, senza alcuna precauzione, deviano i corsi dei fiumi o costruiscono accanto agli alvei, come è accaduto tra Capoterra e Poggio dei Pini la natura si ribella.
Reagisce senza preavviso anche quando si disboscano le colline e si bruciano i boschi.
La violenza subita dalla terra e dal paesaggio mutilato prima o poi si ritorce contro noi stessi.
La natura si vendica e si riappropria del maltolto che noi abbiamo sottratto senza scrupolo, spesso per i soliti interessi del mattone.
E' inconcepibile che dopo gli errori del passato ancora non si vuole capire che l’ambiente va rispettato e utilizzato con la massima prudenza.
A Villagrande Strisaili la mano dell’uomo aveva deviato il corso del fiume per ricavare strade e case.
Abbiamo ancora nella nostra memoria le vittime di quelle sconsiderate scelte urbanistiche.
Chi conosce la Sardegna sa bene che negli ultimi 20 anni la situazione è peggiorata e si sono allargate in modo pauroso le zone a rischio anche idrogeologico.
Il sud dell’isola è più o meno in quelle stesse condizioni.
Eppure sono pochi coloro che vogliono cambiare questa situazione.
Occorre invertire al più presto questo dissennato processo edilizio che vede solo fini economici.
Prima le regole erano poche e venivano facilmente aggirate.
Oggi c’è la possibilità di cambiare e invertire questa assurda tendenza: non perdiamo altro tempo.
La vita umana non ha prezzo.
Una tragedia quasi annunciata che ricorda molto da vicino la tragica devastazione del 2004 che colpì Villagrande Strisali: causo vittime e martoriò altri centri dell’isola.
Certo è stata una calamità naturale, dalla portata eccezionale, che ha prodotto tanti danni anche dopo la siccità di questi mesi.
Ma le cause principali sono oramai ben note a tutti.
Il cielo ha solo una parte delle colpe.
La cementificazione selvaggia e le azioni sconsiderate dell’uomo in zone particolarmente a rischio hanno prodotto un risultato che anche oggi è ben visibile a tutto il mondo.
Se a tutto questo aggiungiamo una carenza di interventi di pulizie e di manutenzioni anche ordinarie, i danni aumentano a dismisura. Quando amministratori e costruttori, senza alcuna precauzione, deviano i corsi dei fiumi o costruiscono accanto agli alvei, come è accaduto tra Capoterra e Poggio dei Pini la natura si ribella.
Reagisce senza preavviso anche quando si disboscano le colline e si bruciano i boschi.
La violenza subita dalla terra e dal paesaggio mutilato prima o poi si ritorce contro noi stessi.
La natura si vendica e si riappropria del maltolto che noi abbiamo sottratto senza scrupolo, spesso per i soliti interessi del mattone.
E' inconcepibile che dopo gli errori del passato ancora non si vuole capire che l’ambiente va rispettato e utilizzato con la massima prudenza.
A Villagrande Strisaili la mano dell’uomo aveva deviato il corso del fiume per ricavare strade e case.
Abbiamo ancora nella nostra memoria le vittime di quelle sconsiderate scelte urbanistiche.
Chi conosce la Sardegna sa bene che negli ultimi 20 anni la situazione è peggiorata e si sono allargate in modo pauroso le zone a rischio anche idrogeologico.
Il sud dell’isola è più o meno in quelle stesse condizioni.
Eppure sono pochi coloro che vogliono cambiare questa situazione.
Occorre invertire al più presto questo dissennato processo edilizio che vede solo fini economici.
Prima le regole erano poche e venivano facilmente aggirate.
Oggi c’è la possibilità di cambiare e invertire questa assurda tendenza: non perdiamo altro tempo.
La vita umana non ha prezzo.
da un articolo su gianvaleriosanna.it
Eh si.., ricordiamoci di ripettare sempre la natura, perchè le forze della natura, in un attimo possono farci sparire per sempre.
Adesso coloro che hanno rilasciato le concessione edilizie per costruire in posti così pericolosi sarebbero da sbattere in galera per omicidio colposo. ( Come cavolo si fa a far costruire vicino ad un corso di un fiume, oltretutto restringendo l'ampiezza del corso naturale)
Il dio cemento fa questo ed altro.
( Elia)
giovedì 23 ottobre 2008
L'outing del delfino di Haider:"Joerg era l'uomo della mia vita"
Joerg Haider conduceva con tutta probabilità una doppia vita. Nemmeno due settimane dopo la sua morte, il 27enne Stefan Petzner, prima suo portavoce e consigliere, ora suo successore alla guida del partito Bzoe, ha ammesso in un’intervista radiofonica di aver avuto con lui una «relazione speciale». Dopo aver raccontato di aver provato per Haider un'«attrazione magnetica» nel momento stesso in cui lo incontrò cinque anni fa, Petzner è andato oltre: «Avevamo una relazione che andava al di là dell’amicizia. Joerg e io eravamo legati da qualcosa di davvero speciale. Era l’uomo della mia vita». Secondo Petzner, la moglie del defunto leader dell’estrema destra austriaca, Claudia, non si era opposta alla relazione: «Lei lo amava come una donna. Lui la amava come un uomo. Io lo amavo in un modo completamente differente e personale. Lei comprendeva tutto ciò». Anche la sorella di Petzner aggiunge del suo a quella che per l’opinione pubblica austriaca è divenuta una telenovela. Alla rivista tedesca "Madonna", Christiane rivela: «Stefan trascorreva tre quarti del suo tempo con Joerg. Anche nei finesettimana e durante le ferie. Talvolta Claudia era gelosa di lui, perché Stefan passava più tempo con il suo uomo di quanto facesse lei». Chiaramente imbarazzati dalle rivelazioni i vertici del partito hanno cercato di limitare il danno di immagine e di cancellare le future interviste di Petzner, ma non sono riusciti ad evitare che l’intervista radio venisse ritrasmessa. Il leader della "Buendniss Zukunft Oesterreich" (Alleanza per il futuro dell’Austria), sposato con due figlie, è morto schiantandosi con la sua Volkswagen, mentre guidava ad altissima velocità e ubriaco nella notte fra il 10 e l’11 ottobre. Il suo partito aveva ottenuto alle recenti elezioni legislative un ottimo risultato, l’11%.
da un articolo su lastampa.it
Senza voler lucrare con notizie di gossip sulla morte di Haider.
Una cosa è certa, la sua morte non è stata architettata dagli ebrei, ma bensi è morto in quanto stava viaggiando con la sua auto a 142 Km/h in un punto che il limite era di 70 Km/h ed in più stava guidando in stato d'ebbrezza, dato che la concentrazione alcolemica era di 1,5 g/l contro gli 0,5 g/l permessi dal codice della strada.
Tutto il resto è gossip.
(Elia)
da un articolo su lastampa.it
Senza voler lucrare con notizie di gossip sulla morte di Haider.
Una cosa è certa, la sua morte non è stata architettata dagli ebrei, ma bensi è morto in quanto stava viaggiando con la sua auto a 142 Km/h in un punto che il limite era di 70 Km/h ed in più stava guidando in stato d'ebbrezza, dato che la concentrazione alcolemica era di 1,5 g/l contro gli 0,5 g/l permessi dal codice della strada.
Tutto il resto è gossip.
(Elia)
Raccolta Firme Lodo Alfano - La Maddalena
http://idvlamaddalena.blog.tiscali.it//RACCOLTA_FIRME_PER_IL_REFERENDUM_ABROGATIVO_DEL_LODO_ALFANO_1934841.shtml
Sul sito http://idvlamaddalena.blog.tiscali.it trovate tutte le informazioni a riguardo della raccolta firme e potete contattare i coordinatori del circolo Antonio di Pietro - La Maddalena.
Sul sito http://idvlamaddalena.blog.tiscali.it trovate tutte le informazioni a riguardo della raccolta firme e potete contattare i coordinatori del circolo Antonio di Pietro - La Maddalena.
La Stupidità in Persona
Emilio Fede su Roberto Saviano
Ma non credo servano commenti, più che altro proporrei di analizzare coloro che seguono questo Tg, per vedere cosa hanno nel cervello.
( Elia)
Ma non credo servano commenti, più che altro proporrei di analizzare coloro che seguono questo Tg, per vedere cosa hanno nel cervello.
( Elia)
Preparativi G8 La Maddalena
L'enorme macchina messa in moto per il G8 sta funzionando in maniera efficiente. Nell'ex ospedale militare i lavori sono più avanti rispetto a quanto previsto dai tecnici. Intanto, ogni giorno nei cantieri arrivano centinaia di camion carichi.
«All'ex ospedale militare militare i lavori sono molto più avanti del previsto e nell'ex arsenale la situazione procede perfettamente in linea rispetto ai tempi ipotizzati inizialmente».Il sindaco Angelo Comiti è un po' meno teso dei mesi passati. Gli americani che se ne sono andati, i nuovi disoccupati che lo hanno incalzato come se dovesse essere lui a risolvere il problema del lavoro a tutti, e poi il G8, caduto tra capo e collo su quest'isola di contraddizioni e di equilibri precari, molto precari. Diceva che sarebbe stata una grande opportunità di riscatto per i maddalenini che così si sarebbero finalmente affrancati da un'economia militare per pensare al turismo di qualità.«Ne sono ancora convinto», assicura Comiti e snocciola qualche dato. Nei due siti che ospiteranno i grandi della terra e i loro staff, lavorano circa 800 persone, a breve supereranno il migliaio, che, a conti fatti, non fanno rimpiangere la presenza dei marines in bar e negozi del centro. Oltre ai gruppi di tecnici e funzionari ormai fissi nell'ex Nsa (la sede del comando statunitense) occupata dalla Protezione civile e dalla Struttura di missione del G8.L'epoca dei piagnistei, insomma, sembra volgere al termine, anche se ancora servono tanti aggiustamenti. Nel frattempo, i traghetti da Palau sono intasati di camion stracarichi di materiale e di decine di betoniere che poi si dirigono nei mega cantieri. Una fila interminabile senza soluzione di continuità.Nell'ex arsenale, dove sino a qualche mese fa l'occupazione principale era il cruciverba, gli operai lavorano 24 ore su 24 in tre turni diversi. Gru sempre in movimento e il rumore degli macchine non disturbano, quasi fosse musica celestiale. In questo pezzo del quartiere Moneta, d'altronde, non abita più nessuno e nessuno quindi potrebbe lamentarsi. Ma la verità è che qui si respira un'aria nuova, nonostante sia difficilmente apprezzabile perché i maddalenini sono diffidenti per natura. E anche troppo abituati a farsi piovere addosso, l'importante è che arrivi dal cielo.«È il passato - chiosa il sindaco - adesso bisogna guardare avanti, indietro non si torna più». Guardare avanti significa vedere il progetto che un gruppo di studenti di Harvard e di loro coetanei di Cagliari, all'ultimo anno del corso di laurea in architettura, hanno presentato in Comune, ipotizzando un utilizzo dell'area occupata dalla base Usa a Santo Stefano. Probabilmente, non sarà tenuto in alcun conto, però è comunque un segnale di risveglio per la comunità.«C'è chi teme che i maddalenini - spiega il sindaco - diventino tutti camerieri. Ma non sarà così. L'ex scuola degli americani a Trinita sarà trasformata in un istituto internazionale di formazione di altissimo livello. Un vero e proprio polo formativo per il turismo, con partner come l'università di Sassari, la Fiera di Milano e l'associazione europea del commercio, altro che camerieri. Che pure ci vogliono, certo, ma serviranno ben altre professionalità».I grandi interventi, dunque, ma senza tralasciare il resto. Prima che arrivino i potenti della terra cambierà volto il lungomare, l'intero centro storico sarà risistemato, così come il ponte per Caprera e l'intero quartiere di Moneta. Intanto, giusto per capire l'enormità delle operazioni in corso, per bonificare l'area dell'arsenale sono già stati spesi 18 milioni di euro e altri se ne spenderanno.Qui, ormai, si parla di numeri. Il consorzio dei ristoratori isolani - ce n'è voluto, ma alla fine è stato costituito - fra non molto servirà qualche migliaio di pasti al giorno. Una volta finiti i lavori di preparazione degli edifici, gli artigiani e le piccole imprese locali avranno la loro parte nella realizzazione degli impianti. La macchina va e, per il momento, non ci sono ostacoli che possano fermarla.
Da un articolo sulla Nuova Sardegna del 12/10/2008
Ma siamo sicuri che porterà benefici questo G8?A parte il caos che ci sarà nei giorni della manifestazione sia a La Maddalena ma soprattutto a Palau, dove si fermeranno i manifestanti ( in quanto a La Maddalena sarà impossibile accedere). Sicuramente in quei giorni, il turismo snobberà le nostre mete per la pericolosità. E i preparativi di adesso? Le nostre pericolosissime strade sono invase da mega camion e betoniere a qualsiasi ora del giorno fino a tarda notte, creando intralci evidenti nelle vie principali d'accesso del paese ( Palau e La Maddalena).In definitiva chi gioverà di tutto questo? Credo le imprese che hanno preso gli appalti, dato che gli operai stanno lavorando con turni massacranti anche di 10/12 ore al giorno, pagati ovviamente per l'orario normale, giacchè le imprese devono raggiungere il maggior profitto economico, sfruttando i propri dipendenti.Non si accorge nessuno, che gli autisti dei camion e betoniere, sono gli stessi che iniziano alle 6 del mattino e rientrano in tarda serata?Nessuno nota nulla, finchè non capiterà qualche incidente ( speriamo di no), perchè alla fine chi ci rimette sono sempre i poveri operai.( Elia)
«All'ex ospedale militare militare i lavori sono molto più avanti del previsto e nell'ex arsenale la situazione procede perfettamente in linea rispetto ai tempi ipotizzati inizialmente».Il sindaco Angelo Comiti è un po' meno teso dei mesi passati. Gli americani che se ne sono andati, i nuovi disoccupati che lo hanno incalzato come se dovesse essere lui a risolvere il problema del lavoro a tutti, e poi il G8, caduto tra capo e collo su quest'isola di contraddizioni e di equilibri precari, molto precari. Diceva che sarebbe stata una grande opportunità di riscatto per i maddalenini che così si sarebbero finalmente affrancati da un'economia militare per pensare al turismo di qualità.«Ne sono ancora convinto», assicura Comiti e snocciola qualche dato. Nei due siti che ospiteranno i grandi della terra e i loro staff, lavorano circa 800 persone, a breve supereranno il migliaio, che, a conti fatti, non fanno rimpiangere la presenza dei marines in bar e negozi del centro. Oltre ai gruppi di tecnici e funzionari ormai fissi nell'ex Nsa (la sede del comando statunitense) occupata dalla Protezione civile e dalla Struttura di missione del G8.L'epoca dei piagnistei, insomma, sembra volgere al termine, anche se ancora servono tanti aggiustamenti. Nel frattempo, i traghetti da Palau sono intasati di camion stracarichi di materiale e di decine di betoniere che poi si dirigono nei mega cantieri. Una fila interminabile senza soluzione di continuità.Nell'ex arsenale, dove sino a qualche mese fa l'occupazione principale era il cruciverba, gli operai lavorano 24 ore su 24 in tre turni diversi. Gru sempre in movimento e il rumore degli macchine non disturbano, quasi fosse musica celestiale. In questo pezzo del quartiere Moneta, d'altronde, non abita più nessuno e nessuno quindi potrebbe lamentarsi. Ma la verità è che qui si respira un'aria nuova, nonostante sia difficilmente apprezzabile perché i maddalenini sono diffidenti per natura. E anche troppo abituati a farsi piovere addosso, l'importante è che arrivi dal cielo.«È il passato - chiosa il sindaco - adesso bisogna guardare avanti, indietro non si torna più». Guardare avanti significa vedere il progetto che un gruppo di studenti di Harvard e di loro coetanei di Cagliari, all'ultimo anno del corso di laurea in architettura, hanno presentato in Comune, ipotizzando un utilizzo dell'area occupata dalla base Usa a Santo Stefano. Probabilmente, non sarà tenuto in alcun conto, però è comunque un segnale di risveglio per la comunità.«C'è chi teme che i maddalenini - spiega il sindaco - diventino tutti camerieri. Ma non sarà così. L'ex scuola degli americani a Trinita sarà trasformata in un istituto internazionale di formazione di altissimo livello. Un vero e proprio polo formativo per il turismo, con partner come l'università di Sassari, la Fiera di Milano e l'associazione europea del commercio, altro che camerieri. Che pure ci vogliono, certo, ma serviranno ben altre professionalità».I grandi interventi, dunque, ma senza tralasciare il resto. Prima che arrivino i potenti della terra cambierà volto il lungomare, l'intero centro storico sarà risistemato, così come il ponte per Caprera e l'intero quartiere di Moneta. Intanto, giusto per capire l'enormità delle operazioni in corso, per bonificare l'area dell'arsenale sono già stati spesi 18 milioni di euro e altri se ne spenderanno.Qui, ormai, si parla di numeri. Il consorzio dei ristoratori isolani - ce n'è voluto, ma alla fine è stato costituito - fra non molto servirà qualche migliaio di pasti al giorno. Una volta finiti i lavori di preparazione degli edifici, gli artigiani e le piccole imprese locali avranno la loro parte nella realizzazione degli impianti. La macchina va e, per il momento, non ci sono ostacoli che possano fermarla.
Da un articolo sulla Nuova Sardegna del 12/10/2008
Ma siamo sicuri che porterà benefici questo G8?A parte il caos che ci sarà nei giorni della manifestazione sia a La Maddalena ma soprattutto a Palau, dove si fermeranno i manifestanti ( in quanto a La Maddalena sarà impossibile accedere). Sicuramente in quei giorni, il turismo snobberà le nostre mete per la pericolosità. E i preparativi di adesso? Le nostre pericolosissime strade sono invase da mega camion e betoniere a qualsiasi ora del giorno fino a tarda notte, creando intralci evidenti nelle vie principali d'accesso del paese ( Palau e La Maddalena).In definitiva chi gioverà di tutto questo? Credo le imprese che hanno preso gli appalti, dato che gli operai stanno lavorando con turni massacranti anche di 10/12 ore al giorno, pagati ovviamente per l'orario normale, giacchè le imprese devono raggiungere il maggior profitto economico, sfruttando i propri dipendenti.Non si accorge nessuno, che gli autisti dei camion e betoniere, sono gli stessi che iniziano alle 6 del mattino e rientrano in tarda serata?Nessuno nota nulla, finchè non capiterà qualche incidente ( speriamo di no), perchè alla fine chi ci rimette sono sempre i poveri operai.( Elia)
lunedì 13 ottobre 2008
Bush: impegnati con l'Italia per trovare soluzioni alla crisi
Italia e Stati Uniti sono "impegnati insieme per trovare soluzioni" alla crisi economica globale: lo ha detto il presidente americano George W.Bush, parlando alla Casa Bianca insieme al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al termine di un incontro nello Studio Ovale.
Bush ha aggiunto di accogliere con favore "le coraggiose iniziative" europee per far fronte alla crisi. Il presidente americano e il presidente del Consiglio italiano hanno discusso le iniziative prese nel fine settimana anche dal G7 a Washington. I due leader hanno parlato alla stampa nel Giardino delle Rose della Casa Bianca.
Al termine del colloquio con Bush, Berlusconi ha detto di essere "assolutamente d'accordo" con l'idea del presidente americano di organizzare "nelle prossime settimane" una riunione del G8 per affrontare la crisi finanziaria.
"Va garantita la liquidita' del sistema bancario in modo che le banche possano continuare a svolgere il loro mestiere cioe' sostenere gli investimenti delle imprese ed i consumi" ha detto Berlusconi nel corso del colloquio. Per il presidente del Consiglio si tratta di un "obiettivo da perseguire con un lavoro coordinato". Lo stesso obiettivo che ha indotto oggi diversi paesi europei a riunire i vari Consigli dei ministri per attuare concretamente i passi necessari "per sostenere l'economia reale attraverso provvedimenti di legge".
Berlusconi ha poi sottolineato "l'amicizia personale" che lo lega al presidente americano e "l'amicizia" che lega i due popoli. Nella conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca, in occasione del Columbus Day, Berlusconi ha inoltre voluto "rendere omaggio agli italiani d'America", ringraziando il Paese che li ha accolti e sottolineando anche il loro contributo agli Stati Uniti: "molti di loro - ha ricordato il premier - siedono al Congresso, alla Corte suprema e in molti posti chiave dell'Amministrazione della piu' grande democrazia del mondo".
Da parte sua il presidente Bush ha detto di "apprezzare la disponibilita"' di Silvio Berlusconi, di "modificare le restrizioni sui luoghi in cui possono operare le forze italiane in Afghanistan". Parlando con al fianco il presidente del Consiglio, al termine del loro incontro nello Studio Ovale, Bush ha lodato l' impegno italiano in Afghanistan e i compiti di addestramento che i carabinieri stanno portando avanti in Iraq. "Stanno facendo un ottimo lavoro - ha detto Bush - con la loro alta professionalita' e le loro doti, stanno aiutando il popolo iracheno". Il presidente americano ha sottolineato come ci siano "oltre 8.300 militari italiani impegnati in zone di conflitto nel mondo", che stanno aiutando "a combattere l'estremismo e a difendere la liberta' e a dare alla gente un futuro migliore". Bush ha sottolineato tra l'altro l'impegno italiano in Libano ed ha affermato di aver parlato con Berlusconi della necessita' che "la Siria rispetti la sovranita' del Libano, cessi di sostenere il terrorismo e sia aperta a piene relazioni diplomatiche con il governo eletto del Libano".
"La nostra amicizia affonda nella comunanza dei valori" e abbiamo di fronte nuove piu' vaste sfide "dalle quali non possiamo esimerci dal dare risposte concrete". Così Silvio Berlusconi ha concluso il suo intervento nella conferenza stampa congiunta. "I nostri due Paesi - ha aggiunto Berlusconi - hanno affrontato insieme avversita' e sfide che il tempo ci ha imposto".
da un articolo su www.rainews24.it
E' proprio vero il detto... Dio li fa e poi li accoppia....
Bush è il simbolo della Democrazia e della Libertà...
Ha sulla coscienza più morti lui di tutti i criminali messi insieme.
Vaglielo a dire sullo spirito democratico e di libertà alle mogli, figli e genitori di tutti i militari morti e a tutti i civili deceduti a causa di questa stupida quanto inutile guerra....
La crisi di cui parla tanto è solo colpa sua e delle spese folli sostenute per la guerra.
Gli avrei fatto pagare tutti i danni a lui, tanto tra lui e suo padre ( petrolieri) di money ne hanno tanti.
Certo che se il nuovo sarà Mc Cain, di male in peggio.
(Elia)
venerdì 10 ottobre 2008
Berlusputin
Molti hanno ironizzato sul black-out televisivo indetto giovedì scorso da Berlusconi, proprietario di 5 tv su 6, e subito disatteso domenica dal suo riporto personale, Renato Schifani, che bivaccava a Domenica In (Rai1); dalla ministra della Pubblica Distruzione, Maria Stella Gelmini, che pascolava a Buona Domenica (Canale5); e dal ministro Antifannulloni, Renatino Brunetta, che squittiva nella stessa Domenica In (in ossequio alla par condicio). Ancora un piccolo sforzo e il Consiglio dei ministri potrà riunirsi direttamente a Rai1, non a caso diretta da un ex deputato di Forza Italia. Ma qui c’è poco da ironizzare. Il Cainano non ha mai detto che lui e i suoi avrebbero disertato le tv tout court. Ha detto che non parteciperanno più a dibattiti dove rischiano di essere “insultati”. Tradotto in italiano: non parteciperanno più a dibattiti con persone che la pensino diversamente da loro e minaccino di contraddirli, cioè non parteciperanno più a dibattiti. Nemmeno a quelli finti del sempre servizievole Emilio Vespa, che “confeziona addosso” monologhi camuffati da dibattiti.
Ora Al Tappone s’è accorto che il suo governo e il suo personale politico fanno talmente ribrezzo che preservare solo se stesso dai confronti non basta più: meglio mettere in salvo anche il resto della truppa. L’ha capito la settimana scorsa, quando ha visto Gasparri e Verdini a Porta a Porta contro Di Pietro e Rosy Bindi. Sebbene amorevolmente assistiti dall’insetto, che anziché arbitrare il match picchiava Di Pietro raccontando frottole, il capo dei senatori Pdl e il coordinatore forzista sono usciti con le ossa rotte. Non certo per colpa loro, ma di chi ha avuto la bella idea di mandarceli, visto che i due riuscirebbero a perdere anche contro un paracarro e un termosifone spento. Era dai tempi in cui mandavano Giovanardi che non si assisteva a una simile catastrofe. Comprensibile che Al Tappone, che almeno di queste cose s’intende, abbia suonato la ritirata. Interessante che l’abbia fatto proprio quando s’è parlato dei suoi processi sospesi (momentaneamente, si spera): l’ennesima riprova del fatto che l’opposizione più efficace è quella di chi vuole una legge uguale per tutti (infatti, nei giorni del blocca-processi, del lodo Alfano e di piazza Navona, il premier crollò nei sondaggi di 10-12 punti). E che in tv bisogna mandare solo gente preparata.
Quella sera Di Pietro, nonostante l’encomiabile marcatura a uomo di Vespa, è riuscito a spiegare che Berlusconi non è stato quasi mai assolto, ma s’è abolito i reati e prescritto i processi per legge, poi ha premiato chi pagava le tangenti alla Guardia di Finanza con un seggio al Parlamento. Così per un istante, malgrado l’impegno del conduttore, un barlume di verità s’è fugacemente infiltrata in un programma che era riuscito a scansarla fin dalla nascita. Il Cainano è uscito pazzo e s’è lagnato con Emilio Vespa per non aver oscurato quelle poche frasi dell’ex pm: doveva tagliarle, parlarci sopra come un Vito o uno Schifani dei tempi d’oro, mangiarsi la cassetta della registrazione, alla peggio sparare qualche colpo in aria. Invece l’insetto ha perso l’attimo, poi ha mandato in onda quel raro scampolo di verità. Che Berlusputin, per celebrare degnamente l’anniversario di Anna Politkovskaja, chiama “insulti”.
Naturalmente l’embargo non vale per le interviste scendiletto di Monica Setta, che riesce a far sembrare uno statista persino Schifani, né per i siparietti tra Giletti e la Brunetta dei Ricchi e Poveri (ma soprattutto dei ricchi), né per il salottino di Paola Perego, che in campagna elettorale martellava sui delitti e gli sbarchi di clandestini ordinati dal governo Prodi, mentre ora fa lo shampoo e la manicure alla ministra Gelmini che piace tanto al padrone. Là dove non si fa una domanda nemmeno per sbaglio, là dove è tutto precotto, i berluscloni posson continuare ad andare. A Porta a Porta, che pure è una succursale di Palazzo Grazioli, non più. Almeno finchè non sarà bandita l’opposizione che si oppone, tipo Di Pietro e Bindi.
Qualche anno fa la Rai vietò ai politici di infestare i programmi di intrattenimento: Chissà che fine ha fatto quella regola. Se fosse ripristinata e rispettata, e la cosiddetta Autorità per le Comunicazioni la estendesse alle tv private, i politici dovrebbero rinunciare a posteperte e provedelcuoco e pupeesecchioni e, per esistere ancora, rassegnarsi a rispondere nei programmi giornalistici. Almeno in quei pochi che fanno domande. E’ bene pensarci, possibilmente prima che Berlusputin ordini i suoi a boicottare il Tg4.
da un articolo di Marco travaglio su voglioscendere.ilcannocchiale.it
Ora Al Tappone s’è accorto che il suo governo e il suo personale politico fanno talmente ribrezzo che preservare solo se stesso dai confronti non basta più: meglio mettere in salvo anche il resto della truppa. L’ha capito la settimana scorsa, quando ha visto Gasparri e Verdini a Porta a Porta contro Di Pietro e Rosy Bindi. Sebbene amorevolmente assistiti dall’insetto, che anziché arbitrare il match picchiava Di Pietro raccontando frottole, il capo dei senatori Pdl e il coordinatore forzista sono usciti con le ossa rotte. Non certo per colpa loro, ma di chi ha avuto la bella idea di mandarceli, visto che i due riuscirebbero a perdere anche contro un paracarro e un termosifone spento. Era dai tempi in cui mandavano Giovanardi che non si assisteva a una simile catastrofe. Comprensibile che Al Tappone, che almeno di queste cose s’intende, abbia suonato la ritirata. Interessante che l’abbia fatto proprio quando s’è parlato dei suoi processi sospesi (momentaneamente, si spera): l’ennesima riprova del fatto che l’opposizione più efficace è quella di chi vuole una legge uguale per tutti (infatti, nei giorni del blocca-processi, del lodo Alfano e di piazza Navona, il premier crollò nei sondaggi di 10-12 punti). E che in tv bisogna mandare solo gente preparata.
Quella sera Di Pietro, nonostante l’encomiabile marcatura a uomo di Vespa, è riuscito a spiegare che Berlusconi non è stato quasi mai assolto, ma s’è abolito i reati e prescritto i processi per legge, poi ha premiato chi pagava le tangenti alla Guardia di Finanza con un seggio al Parlamento. Così per un istante, malgrado l’impegno del conduttore, un barlume di verità s’è fugacemente infiltrata in un programma che era riuscito a scansarla fin dalla nascita. Il Cainano è uscito pazzo e s’è lagnato con Emilio Vespa per non aver oscurato quelle poche frasi dell’ex pm: doveva tagliarle, parlarci sopra come un Vito o uno Schifani dei tempi d’oro, mangiarsi la cassetta della registrazione, alla peggio sparare qualche colpo in aria. Invece l’insetto ha perso l’attimo, poi ha mandato in onda quel raro scampolo di verità. Che Berlusputin, per celebrare degnamente l’anniversario di Anna Politkovskaja, chiama “insulti”.
Naturalmente l’embargo non vale per le interviste scendiletto di Monica Setta, che riesce a far sembrare uno statista persino Schifani, né per i siparietti tra Giletti e la Brunetta dei Ricchi e Poveri (ma soprattutto dei ricchi), né per il salottino di Paola Perego, che in campagna elettorale martellava sui delitti e gli sbarchi di clandestini ordinati dal governo Prodi, mentre ora fa lo shampoo e la manicure alla ministra Gelmini che piace tanto al padrone. Là dove non si fa una domanda nemmeno per sbaglio, là dove è tutto precotto, i berluscloni posson continuare ad andare. A Porta a Porta, che pure è una succursale di Palazzo Grazioli, non più. Almeno finchè non sarà bandita l’opposizione che si oppone, tipo Di Pietro e Bindi.
Qualche anno fa la Rai vietò ai politici di infestare i programmi di intrattenimento: Chissà che fine ha fatto quella regola. Se fosse ripristinata e rispettata, e la cosiddetta Autorità per le Comunicazioni la estendesse alle tv private, i politici dovrebbero rinunciare a posteperte e provedelcuoco e pupeesecchioni e, per esistere ancora, rassegnarsi a rispondere nei programmi giornalistici. Almeno in quei pochi che fanno domande. E’ bene pensarci, possibilmente prima che Berlusputin ordini i suoi a boicottare il Tg4.
da un articolo di Marco travaglio su voglioscendere.ilcannocchiale.it
Crisi Mercati - Di Pietro: Parole Berlusconi sembrano aggiottaggio
Diverse dichiarazioni del presidente del Consiglio sulla crisi dei mercati possono configurare reato, secondo Antonio Di Pietro, ma il premier non sarà chiamato a risponderne grazie al Lodo-Alfano. Conversando con i cronisti a Montecitorio, Di Pietro spiega: "Buon per lui, Berlusconi, che si è fatto il lodo Alfano perché per quelle dichiarazioni oggi il presidente del Consiglio dovrebbe rispondere di diversi reati: abuso di informazioni privilegiate, aggiotaggio, turbativa dei mercati... Di tutto un po'. Il premier gioca con i risparmi e gli investimenti degli italiani".
Continua il leader di Idv: "Quando si dice alle persone 'comprate queste azioni e non altre', o 'guardate stiamo valutando l'ipotesi di chiudere i mercati', vuol dire che si fa correre tutte le persone verso una direzione piuttosto che un'altra. Magari nella direzione delle sue aziende".
"Io credo che in un paese normale - conclude Di Pietro -, senza il lodo Alfano, anche il presidente del Consiglio dovrebbe rispondere delle proprie azioni. Già siamo in piena responsabilità penale, civile e anche politica. Ma in un paese come il nostro, a lui è permesso dire tutto, perché ormai è nata l'idea che la politica si fa nei talk show televisivi, nel Bagaglino e non nel Parlamento. Perché lui in Parlamento non ci mette piede. Si é scordato che esiste".
da un articolo su notizie.alice.it
Continua il leader di Idv: "Quando si dice alle persone 'comprate queste azioni e non altre', o 'guardate stiamo valutando l'ipotesi di chiudere i mercati', vuol dire che si fa correre tutte le persone verso una direzione piuttosto che un'altra. Magari nella direzione delle sue aziende".
"Io credo che in un paese normale - conclude Di Pietro -, senza il lodo Alfano, anche il presidente del Consiglio dovrebbe rispondere delle proprie azioni. Già siamo in piena responsabilità penale, civile e anche politica. Ma in un paese come il nostro, a lui è permesso dire tutto, perché ormai è nata l'idea che la politica si fa nei talk show televisivi, nel Bagaglino e non nel Parlamento. Perché lui in Parlamento non ci mette piede. Si é scordato che esiste".
da un articolo su notizie.alice.it
Crisi, Berlusconi: «Resistete al panico.E comprate le azioni di Eni e Enel»
Il premier a Napoli: «Non siamo in recessione. Domenica vertice Ue a Parigi». Veltroni: «Non è una discoteca»
È il momento di comprare Eni e Enel, perché le azioni con quei rendimenti dovranno ritornare al loro vero valore». Il suggerimento è di Silvio Berlusconi, che ha parlato anche dell'ipotesi della sospensione a tempo indeterminato di tutti i mercati azionari del mondo, poi ridimensionata dalla stesso premier e smentita dalla Casa Bianca. Nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri a Napoli, il premier ha rassicurato sulla attuale crisi dei mercati («Non siamo in un momento di grande sviluppo, ma non siamo nemmeno in recessione») annunciando che con molta probabilità di svolgerà «domenica a Parigi una riunione dei leader dell'Unione europea» per fare il punto sulla crisi dei mercati internazionali. Berlusconi ha poi ribadito che «non si esclude una riunione del G8 nei prossimi giorni». Berlusconi ha aggiunto che, oltre a Unicredit, altre banche italiane probabilmente avranno necessità di ricapitalizzare.
CHIUSURA MERCATI - «La crisi è globale e serve una risposta globale. Si parla di una nuova Bretton Woods per scrivere nuove regole e di sospendere i mercati per il tempo necessario per formulare queste nuove regole - ha detto Berlusconi -. Tra le varie ipotesi avanzate c'è anche questa, ma per ora non c'è nulla di concreto. Certamente la soluzione non può essere né nazionale né europea, ma globale. Va presa nelle istituzioni mondiali». Poi Berlusconi ha precisato che «la sospensione dei mercati è una voce che circolava già da tempo». Il portavoce della Casa Bianca, Tony Fratto, interpellato dopo le dichiarazioni di Berlusconi, ha precisato che «non ci sono assolutamente piani o discussioni per interferire con il funzionamento dei mercati negli Stati Uniti».
VELTRONI: «NON È UNA DISCOTECA» - Alle dichiarazioni del premier risponde in serata Walter Veltroni, secondo il quale «la situazione è drammatica e richiede competenza e responsabilità». «La crisi finanziaria non è una discoteca in cui si possono raccontare barzellette. Ogni parola sbagliata condiziona i mercati e aumenta la confusione. Inoltre non spetta al presidente del Consiglio dire quali azioni acquistare e quali no, specie se i titoli indicati sono di società per la maggioranza private» accusa il leader del Pd, definendo «inconcepibili» le parole del premier e stigmatizzando il fatto che «al governo italiano è toccata l'onta di vedersi arrivare una smentita, la seconda in pochi giorni, dal portavoce di Bush (sull'ipotesi di una nuova Bretton Woods e della sospensione dei mercati, ndr)».
NAPOLITANO - Sulla crisi è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Tutti devono avvertire la responsabilità di non alimentare l'allarmismo» ha detto il capo dello Stato. In un'intervista rilasciata all'Osservatore Romano, a Radio Vaticana e al Centro televisivo vaticano, l'inquilino del Colle ha anche sottolineato che «si devono stabilire regole di comportamento, anche etico, all'interno delle istituzioni di governo dell'economia. Pensiamo alle banche, al sistema creditizio».
da un articolo sul corriere.it
È il momento di comprare Eni e Enel, perché le azioni con quei rendimenti dovranno ritornare al loro vero valore». Il suggerimento è di Silvio Berlusconi, che ha parlato anche dell'ipotesi della sospensione a tempo indeterminato di tutti i mercati azionari del mondo, poi ridimensionata dalla stesso premier e smentita dalla Casa Bianca. Nel corso di una conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri a Napoli, il premier ha rassicurato sulla attuale crisi dei mercati («Non siamo in un momento di grande sviluppo, ma non siamo nemmeno in recessione») annunciando che con molta probabilità di svolgerà «domenica a Parigi una riunione dei leader dell'Unione europea» per fare il punto sulla crisi dei mercati internazionali. Berlusconi ha poi ribadito che «non si esclude una riunione del G8 nei prossimi giorni». Berlusconi ha aggiunto che, oltre a Unicredit, altre banche italiane probabilmente avranno necessità di ricapitalizzare.
CHIUSURA MERCATI - «La crisi è globale e serve una risposta globale. Si parla di una nuova Bretton Woods per scrivere nuove regole e di sospendere i mercati per il tempo necessario per formulare queste nuove regole - ha detto Berlusconi -. Tra le varie ipotesi avanzate c'è anche questa, ma per ora non c'è nulla di concreto. Certamente la soluzione non può essere né nazionale né europea, ma globale. Va presa nelle istituzioni mondiali». Poi Berlusconi ha precisato che «la sospensione dei mercati è una voce che circolava già da tempo». Il portavoce della Casa Bianca, Tony Fratto, interpellato dopo le dichiarazioni di Berlusconi, ha precisato che «non ci sono assolutamente piani o discussioni per interferire con il funzionamento dei mercati negli Stati Uniti».
VELTRONI: «NON È UNA DISCOTECA» - Alle dichiarazioni del premier risponde in serata Walter Veltroni, secondo il quale «la situazione è drammatica e richiede competenza e responsabilità». «La crisi finanziaria non è una discoteca in cui si possono raccontare barzellette. Ogni parola sbagliata condiziona i mercati e aumenta la confusione. Inoltre non spetta al presidente del Consiglio dire quali azioni acquistare e quali no, specie se i titoli indicati sono di società per la maggioranza private» accusa il leader del Pd, definendo «inconcepibili» le parole del premier e stigmatizzando il fatto che «al governo italiano è toccata l'onta di vedersi arrivare una smentita, la seconda in pochi giorni, dal portavoce di Bush (sull'ipotesi di una nuova Bretton Woods e della sospensione dei mercati, ndr)».
NAPOLITANO - Sulla crisi è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Tutti devono avvertire la responsabilità di non alimentare l'allarmismo» ha detto il capo dello Stato. In un'intervista rilasciata all'Osservatore Romano, a Radio Vaticana e al Centro televisivo vaticano, l'inquilino del Colle ha anche sottolineato che «si devono stabilire regole di comportamento, anche etico, all'interno delle istituzioni di governo dell'economia. Pensiamo alle banche, al sistema creditizio».
da un articolo sul corriere.it
Borse, Europa a picco. Attesa per il G7. Milano, settimana nera: perde il 21%
Il Mibtel chiude a -6,54%, Londra -8,85%. Wall Street oscilla ma torna a -6,5%. I timori di recessione tirano giù i mercati
Le Borse europee chiudono a picco una settimana nera, tra le peggiori di sempre: venerdì sono stati bruciati quasi 400 miliardi di capitalizzazione dopo un’altra seduta di forte volatilità, con un avvio negativo sulla scia del tracollo di Wall Street e del tonfo delle Borse asiatiche in mattinata, con ribassi attorno al 10%. I listini hanno ripreso fiato solo poco dopo l’apertura di Wall Street, quando gli indici americani sono passati in positivo, ma è durata poco e le perdite sono tornate fortissime sul finale. Ad alimentare i crolli inarrestabili dei mercati sono i timori di recessione. Il presidente degli Usa, George Bush, ha annunciato «interventi decisi» per riportare stabilità: sabato incontra i ministri economici del G7 per discutere della crisi e delle ripercussioni globali. Il premier italiano Silvio Berlusconi ha accennato a una possibile temporanea sospensione dei mercati (ma è stato smentito dalla Casa Bianca). Tra i settori nessuno è risparmiato dai forti cali: i più colpiti sono le banche, e le assicurazioni dopo il fallimento della compagnia assicuratrice giapponese Yamato Life, ma soffrono anche materie prime, tlc e utilities.
BORSE EUROPEE - Milano, così come tutte le Borse europee, è andata male fin dall'inizio, lasciando sul terreno fino all'8%. In conclusione il Mibtel perde il 6,54% e l’S&P Mib il 7,14%. A Piazza Affari è la settimana peggiore di sempre: -21,2% rispetto a venerdì scorso (il 51,25% da inizio anno, la seconda peggiore in Europa dopo Amsterdam). Non va meglio alle altre Borse del Vecchio Continente. La peggiore piazza è Madrid, dove l’Ibex35 ha chiuso in picchiata a -9,14%, seguita da Londra, con il Ftse100 che ha perso l’8,85%. Crollano anche il Cac40 di Parigi, in ribasso del 7,73%, il Dax di Francoforte (-7,01%), lo Smi di Zurigo (-7,79%) e l'Aex di Amsterdam (-8.48%.) Le Borse europee bruciano così in una sola seduta quasi 400 miliardi di euro di capitalizzazione. A tanto ammonta il conto pagato dai listini del Vecchio Continente nel giorno in cui l'indice paneuropeo, Dj Stoxx 600, è precipitato del 7,6%. Il saldo negativo della settimana nera ammonta quindi a una flessione complessiva del 22 per cento, la peggiore dalla crisi di ventuno anni fa (1987). L'euro scivola sotto quota 1,34 dollari, ai minimi da giugno 2007. Le vendite sono state generalizzate in Europa, ma le perdite peggiori si concentrano sui bancari, assicurativi, telecomunicazionie e utility. Il settore che registra meno perdite è quello dell'auto.
WALL STREET - L'effetto domino provocato dal calo generalizzato dalle Borse fa sentire i suoi effetti anche su Wall Street. Il Dow Jones apre in calo dell'1,92%, mentre il Nasdaq cede il 2,88%. Ma dopo poco il Dow Jones cominciava a crollare, cedendo di schianto oltre 500 punti (-7,91%) e portandosi sotto gli 8.000 punti. Poi recuperava: il Dow Jones faceva segnare +0,34%, l'S&P 500 +0,53% e il Nasdaq +0,85%. Tuttavia dopo le parole di Bush che ha difeso il piano del governo di sostegno contro la crisi e ha aggiunto che «è grande abbastanza» per funzionare, gli indici sono tornati con il segno meno, toccando quota -6%. Il petrolio è sceso ai minimi di un anno, sotto la soglia dei 77 dollari al barile.
TONFO DI UNICREDIT - A Piazza Affari sono i titoli bancari a sopportare le maggiori perdite. Sul listino principale 39 dei 40 titoli hanno registrato a lungo un passivo superiore al 3%. A far segnare il maggior ribasso è stata Tenaris (-16,62%) seguita da Unicredit, che ha perso il 13,11% a 2,32 euro. Tra le blue chip positive solo Bulgari (+2,28%), Atlantia (+0,84%) e Italcementi (+0,72%). Per quanto riguarda Unicredit, il 12, 13 e 14 novembre è convocata l'assemblea per approvare in sede straordinaria l'aumento di capitale da 3 miliardi deciso dal Cda. Per tentare di arginare il crollo di Piazza Affari, la Consob ha vietato tutte le vendite allo scoperto sui titoli italiani presenti in Borsa, dopo che il primo ottobre le aveva già messe al bando sui titoli bancari e gli assicurativi. Il provvedimento ha efficacia a partire dalle 14 di venerdì 10 ottobre e fino alle 24 del 31.
BOT E EURIBOR - Il Tesoro nel frattempo comunicava che date le attuali circostanze di mercato, il quantitativo offerto venerdì in asta del Bot 3 mesi (scadenza 15/01/2009) viene innalzato da 4.000 a 6.000 milioni di euro. I Bot a 3 e 12 mesi assegnati dal Tesoro registrano intanto rendimenti in drastico calo e domanda sostenuta; quelli trimestrali sono stati collocati con un rendimento lordo semplice del 2,354% (-1,874 punti rispetto all'asta precedente), ai minimi dall'ottobre del 2005. In forte calo anche quelli annuali: il buono a 12 mesi ( che scade il 15/10/2009) è uscito con un rendimento lordo del 3,062%, in flessione di 1,244 punti rispetto all'asta del mese precedente, ai minimi da aprile 2006. Calano, anche se in maniera contenuta, i tassi interbancari in euro: l'Euribor a tre mesi è sceso infatti al 5,38%, quello a un mese al 5,12% e quello a una settimana si è attestato sul 4,63%.
NIKKEI A -9,6% - A condizionare negativamente le Piazze europee era stata anche la seduta odierna delle Borse asiatiche. Tokyo in caduta libera, con il Nikkei che ha chiuso a -9,6%: si tratta della peggiore performance degli ultimi 21 anni. Il crollo di Tokyo ha fatto anche la prima vittima della crisi finanziaria mondiale in Giappone: la compagnia d'assicurazioni Yamato Life ha dichiarato fallimento. La Banca del Giappone (Boj) ha annunciato un'ulteriore iniezione di 3.500 miliardi di yen (26 miliardi di euro) nel sistema bancario del Paese, per far fronte alla mancanza di liquidità. In territorio negativo anche gli altri mercati asiatici. La Borsa di Sydney ha chiuso a -8,34%; Manila a -8,3%; Bombay a -7,9%; Hong Kong a -7,19%; Shangai -3,57%. Unica eccezione l’Indonesia: il presidente della Borsa di Giakarta ha dichiarato che le contrattazioni sono sospese a tempo indeterminato «per evitare il panico» dopo il nuovo crollo del Dow Jones.
MERCATO DELL'AUTO - Se la crisi finanziaria sta colpendo soprattutto banche e assicurazioni c'è chi teme ora possa investire il mercato dell'auto e portarlo un «collasso totale». La previsione choc è di J.D.Power, uno degli istituti di analisi più autorevoli al mondo. Già nel 2008 le vendite in Europa dovrebbero scendere rispetto al 2007 del 3,1%, ma solo grazie alla buona performance dei paesi dell'est, perché nella sola Europa occidentale la stima è di un calo del 7,5%. Negli Stati Uniti le vendite di veicoli dovrebbero scendere nel 2008 a 13,6 milioni (contro i 16,15 milioni del 2007) e nel 2009 a 13,2 milioni.
LEHMAN-BROTHERS - E a preoccupare gli investitori italiani arriva anche la notizia che il fallimento di Lehman Brothers pesa all'Italia per 4,3 miliardi di euro: molto più dei crac Cirio e Parmalat messi insieme. Lo denuncia il deputato del Pd Francesco Boccia a seguito della risposta del ministero dell'Economia alla sua interpellanza sugli effetti del fallimento della banca Lehman Brothers sulla finanza nazionale.
da un articolo sul corriere.it
Le Borse europee chiudono a picco una settimana nera, tra le peggiori di sempre: venerdì sono stati bruciati quasi 400 miliardi di capitalizzazione dopo un’altra seduta di forte volatilità, con un avvio negativo sulla scia del tracollo di Wall Street e del tonfo delle Borse asiatiche in mattinata, con ribassi attorno al 10%. I listini hanno ripreso fiato solo poco dopo l’apertura di Wall Street, quando gli indici americani sono passati in positivo, ma è durata poco e le perdite sono tornate fortissime sul finale. Ad alimentare i crolli inarrestabili dei mercati sono i timori di recessione. Il presidente degli Usa, George Bush, ha annunciato «interventi decisi» per riportare stabilità: sabato incontra i ministri economici del G7 per discutere della crisi e delle ripercussioni globali. Il premier italiano Silvio Berlusconi ha accennato a una possibile temporanea sospensione dei mercati (ma è stato smentito dalla Casa Bianca). Tra i settori nessuno è risparmiato dai forti cali: i più colpiti sono le banche, e le assicurazioni dopo il fallimento della compagnia assicuratrice giapponese Yamato Life, ma soffrono anche materie prime, tlc e utilities.
BORSE EUROPEE - Milano, così come tutte le Borse europee, è andata male fin dall'inizio, lasciando sul terreno fino all'8%. In conclusione il Mibtel perde il 6,54% e l’S&P Mib il 7,14%. A Piazza Affari è la settimana peggiore di sempre: -21,2% rispetto a venerdì scorso (il 51,25% da inizio anno, la seconda peggiore in Europa dopo Amsterdam). Non va meglio alle altre Borse del Vecchio Continente. La peggiore piazza è Madrid, dove l’Ibex35 ha chiuso in picchiata a -9,14%, seguita da Londra, con il Ftse100 che ha perso l’8,85%. Crollano anche il Cac40 di Parigi, in ribasso del 7,73%, il Dax di Francoforte (-7,01%), lo Smi di Zurigo (-7,79%) e l'Aex di Amsterdam (-8.48%.) Le Borse europee bruciano così in una sola seduta quasi 400 miliardi di euro di capitalizzazione. A tanto ammonta il conto pagato dai listini del Vecchio Continente nel giorno in cui l'indice paneuropeo, Dj Stoxx 600, è precipitato del 7,6%. Il saldo negativo della settimana nera ammonta quindi a una flessione complessiva del 22 per cento, la peggiore dalla crisi di ventuno anni fa (1987). L'euro scivola sotto quota 1,34 dollari, ai minimi da giugno 2007. Le vendite sono state generalizzate in Europa, ma le perdite peggiori si concentrano sui bancari, assicurativi, telecomunicazionie e utility. Il settore che registra meno perdite è quello dell'auto.
WALL STREET - L'effetto domino provocato dal calo generalizzato dalle Borse fa sentire i suoi effetti anche su Wall Street. Il Dow Jones apre in calo dell'1,92%, mentre il Nasdaq cede il 2,88%. Ma dopo poco il Dow Jones cominciava a crollare, cedendo di schianto oltre 500 punti (-7,91%) e portandosi sotto gli 8.000 punti. Poi recuperava: il Dow Jones faceva segnare +0,34%, l'S&P 500 +0,53% e il Nasdaq +0,85%. Tuttavia dopo le parole di Bush che ha difeso il piano del governo di sostegno contro la crisi e ha aggiunto che «è grande abbastanza» per funzionare, gli indici sono tornati con il segno meno, toccando quota -6%. Il petrolio è sceso ai minimi di un anno, sotto la soglia dei 77 dollari al barile.
TONFO DI UNICREDIT - A Piazza Affari sono i titoli bancari a sopportare le maggiori perdite. Sul listino principale 39 dei 40 titoli hanno registrato a lungo un passivo superiore al 3%. A far segnare il maggior ribasso è stata Tenaris (-16,62%) seguita da Unicredit, che ha perso il 13,11% a 2,32 euro. Tra le blue chip positive solo Bulgari (+2,28%), Atlantia (+0,84%) e Italcementi (+0,72%). Per quanto riguarda Unicredit, il 12, 13 e 14 novembre è convocata l'assemblea per approvare in sede straordinaria l'aumento di capitale da 3 miliardi deciso dal Cda. Per tentare di arginare il crollo di Piazza Affari, la Consob ha vietato tutte le vendite allo scoperto sui titoli italiani presenti in Borsa, dopo che il primo ottobre le aveva già messe al bando sui titoli bancari e gli assicurativi. Il provvedimento ha efficacia a partire dalle 14 di venerdì 10 ottobre e fino alle 24 del 31.
BOT E EURIBOR - Il Tesoro nel frattempo comunicava che date le attuali circostanze di mercato, il quantitativo offerto venerdì in asta del Bot 3 mesi (scadenza 15/01/2009) viene innalzato da 4.000 a 6.000 milioni di euro. I Bot a 3 e 12 mesi assegnati dal Tesoro registrano intanto rendimenti in drastico calo e domanda sostenuta; quelli trimestrali sono stati collocati con un rendimento lordo semplice del 2,354% (-1,874 punti rispetto all'asta precedente), ai minimi dall'ottobre del 2005. In forte calo anche quelli annuali: il buono a 12 mesi ( che scade il 15/10/2009) è uscito con un rendimento lordo del 3,062%, in flessione di 1,244 punti rispetto all'asta del mese precedente, ai minimi da aprile 2006. Calano, anche se in maniera contenuta, i tassi interbancari in euro: l'Euribor a tre mesi è sceso infatti al 5,38%, quello a un mese al 5,12% e quello a una settimana si è attestato sul 4,63%.
NIKKEI A -9,6% - A condizionare negativamente le Piazze europee era stata anche la seduta odierna delle Borse asiatiche. Tokyo in caduta libera, con il Nikkei che ha chiuso a -9,6%: si tratta della peggiore performance degli ultimi 21 anni. Il crollo di Tokyo ha fatto anche la prima vittima della crisi finanziaria mondiale in Giappone: la compagnia d'assicurazioni Yamato Life ha dichiarato fallimento. La Banca del Giappone (Boj) ha annunciato un'ulteriore iniezione di 3.500 miliardi di yen (26 miliardi di euro) nel sistema bancario del Paese, per far fronte alla mancanza di liquidità. In territorio negativo anche gli altri mercati asiatici. La Borsa di Sydney ha chiuso a -8,34%; Manila a -8,3%; Bombay a -7,9%; Hong Kong a -7,19%; Shangai -3,57%. Unica eccezione l’Indonesia: il presidente della Borsa di Giakarta ha dichiarato che le contrattazioni sono sospese a tempo indeterminato «per evitare il panico» dopo il nuovo crollo del Dow Jones.
MERCATO DELL'AUTO - Se la crisi finanziaria sta colpendo soprattutto banche e assicurazioni c'è chi teme ora possa investire il mercato dell'auto e portarlo un «collasso totale». La previsione choc è di J.D.Power, uno degli istituti di analisi più autorevoli al mondo. Già nel 2008 le vendite in Europa dovrebbero scendere rispetto al 2007 del 3,1%, ma solo grazie alla buona performance dei paesi dell'est, perché nella sola Europa occidentale la stima è di un calo del 7,5%. Negli Stati Uniti le vendite di veicoli dovrebbero scendere nel 2008 a 13,6 milioni (contro i 16,15 milioni del 2007) e nel 2009 a 13,2 milioni.
LEHMAN-BROTHERS - E a preoccupare gli investitori italiani arriva anche la notizia che il fallimento di Lehman Brothers pesa all'Italia per 4,3 miliardi di euro: molto più dei crac Cirio e Parmalat messi insieme. Lo denuncia il deputato del Pd Francesco Boccia a seguito della risposta del ministero dell'Economia alla sua interpellanza sugli effetti del fallimento della banca Lehman Brothers sulla finanza nazionale.
da un articolo sul corriere.it
mercoledì 8 ottobre 2008
Brogli elettorali a Palermo: quattro arresti
Gaspare Corso, 43 anni, Silvana Lo Franco, 32 anni, Vito Potenzano, 58 anni e Francesco Paolo Teresi, 58 anni, sono stati arrestati dalla polizia con l'accusa di brogli elettorali, commessi in occasione delle scorse elezioni amministrative palermitane del maggio 2007.
Corso era candidato al Consiglio comunale del capoluogo siciliano con la lista di centrodestra "Azzurri per Palermo", la stessa con la quale Teresi era diventato consigliere della sesta circoscrizione comunale. In manette anche la cognata di Corso, Silvana Lo Franco e per Potenzano, candidato a un consiglio circoscrizionale.
Gli arresti seguono quelli del marzo scorso, eseguiti dalla Digos, quando vennero fermati due presidenti di seggi elettorali, sempre per le stesse amministrative. I due presidente sarebber infatti responsabili della falsificazione di schede a favore degli arrestati di oggi.
L'indagine della polizia era partita il 14 maggio 2007, in seguito ad alcuni episodi registrati in due sezioni elettorali. Agenti della Digos erano infatti arrivati a ritenere che ci fossero stati brogli elettorali durante il voto. Nelle sezioni 19 e 460 erano state falsificate 450 schede, con contraffazione della parte relativa al voto di preferenza. L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Maria Foti.
Giambrone. «Continua ad emergere la fondatezza delle denunce formali presentate da Leoluca Orlando e sostenute dai comitati cittadini per la democrazia». Il senatore Fabio Giambrone, commissario regionale di Italia dei Valori, commenta così gli arresti di questa mattina. «La vastità del fenomeno - continua Giambrone - è stata doverosamente denunciata già nel corso dello svolgimento delle elezioni ed in sede di spoglio. Non ci stancheremo - conclude il senatore - di dire no alla vecchia e nuova mafia, a quella che controlla il territorio minacciando ed a quella che controlla la democrazia manipolando il risultato elettorale».
Da un articolo sul ilmessaggero.it
.... ehh, il lupo perde il pelo ma non il vizio....
( Elia)
Corso era candidato al Consiglio comunale del capoluogo siciliano con la lista di centrodestra "Azzurri per Palermo", la stessa con la quale Teresi era diventato consigliere della sesta circoscrizione comunale. In manette anche la cognata di Corso, Silvana Lo Franco e per Potenzano, candidato a un consiglio circoscrizionale.
Gli arresti seguono quelli del marzo scorso, eseguiti dalla Digos, quando vennero fermati due presidenti di seggi elettorali, sempre per le stesse amministrative. I due presidente sarebber infatti responsabili della falsificazione di schede a favore degli arrestati di oggi.
L'indagine della polizia era partita il 14 maggio 2007, in seguito ad alcuni episodi registrati in due sezioni elettorali. Agenti della Digos erano infatti arrivati a ritenere che ci fossero stati brogli elettorali durante il voto. Nelle sezioni 19 e 460 erano state falsificate 450 schede, con contraffazione della parte relativa al voto di preferenza. L'inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Maria Foti.
Giambrone. «Continua ad emergere la fondatezza delle denunce formali presentate da Leoluca Orlando e sostenute dai comitati cittadini per la democrazia». Il senatore Fabio Giambrone, commissario regionale di Italia dei Valori, commenta così gli arresti di questa mattina. «La vastità del fenomeno - continua Giambrone - è stata doverosamente denunciata già nel corso dello svolgimento delle elezioni ed in sede di spoglio. Non ci stancheremo - conclude il senatore - di dire no alla vecchia e nuova mafia, a quella che controlla il territorio minacciando ed a quella che controlla la democrazia manipolando il risultato elettorale».
Da un articolo sul ilmessaggero.it
.... ehh, il lupo perde il pelo ma non il vizio....
( Elia)
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lunedì 6 ottobre 2008
Fallisce il Referendum: gettati in mare 9 milioni di euro dei cittadini sardi

Un Sardo su cinque non è andato a votare, dando uno schiaffo
alla Banda Pili & C. e soprattutto respingendo l’ingerenza del Presidente del Consiglio Berlusconi.
I dati definitivi della consultazione referendaria hanno certificato che solo 20 per cento degli elettori si è recata alle urne.
I Sardi chiamati ad esprimersi sui tre referendum erano 1.471.797 e sono andati a votare solo 300.859 elettori.
Nonostante gli appelli e le ingenti risorse dei partiti di centro destra e del gruppo Zuncheddu (Unione Sarda e Videolina), la consultazione è andata nulla, a dimostrazione che i sardi continuano a pensare con la loro testa e on con quella dei soliti palazzinari e prenditori che continuano a riconoscere solo le ragioni del mattone e la logica del metro cubo.
Un vero fallimento quindi il Referendum che ha pesato purtroppo ancora una volta sulle solite tasche dei sardi.
Quei nove milioni gettati al mare per l’insistenza di un bambino viziato che non ha ancora capito che deve farsi da parte, avrebbero garantito posti di lavoro o risorse per le categorie deboli della nostra isola.
Il responso delle urne ha anche detto che solo l’88 per cento dei votanti si è espresso per cancellare la legge salva coste.
Un dato inconfutabile che conferma quanto sia stata sbagliata la scelta di promuovere un referendum per abrogare una legge che aveva già esaurito il suo compito primario: quella di dare regole nel periodo di vuoto legislativo nell’ambito della pianificazione urbanistica regionale.
Forse questo risultato può anche essere la strada che permetterà di riaprire il dialogo e trovare le intese nel centro sinistra isolano, ma sicuramente sarà motivo di una possibile rottura tra le varie anime del centro destra.
Immediate sono state le dichiarazioni degli esponenti del centro sinistra dopo la nuova Caporetto di Mauro Pili & C.
Per Antonello Soro, Capo gruppo del Pd alla Camera, i sardi hanno dato un calcio a Berlusconi e si sono purtroppo sperperati 9 milioni di euro solo per soddisfare una mediocre esigenza propagandistica del Pdl: “o piu' probabilmente di due esponenti di quel partito vogliosi di promozione – ha precisato Antonello Soro - la presenza militante del presidente del Consiglio in questa occasione, fortemente assistita da media amici e tifoserie esultanti, ha portato pochi consensi in favore di una missione non apprezzata dai cittadini sardi".
Lapidario anche il commento di Ermete Realacci, ministro dell’Abiente del Governo ombra: "Nonostante la sgangherata campagna del centro-destra sostenuta in prima persona da Silvio Berlusconi, i sardi hanno respinto con decisione il referendum a favore del cemento selvaggio sulle coste della Sardegna – ha sottolineato Ermete Realacci - solo un sardo su cinque si e' recato alle urne per esprimere la proprio preferenza e questa e' senz'altro la migliore risposta a chi crede che le colate di cemento siano la strada per il futuro del nostro paese. La lungimiranza dei cittadini sardi ci dice invece che la vera prospettiva per uno sviluppo forte e duraturo della Sardegna – ha concluso Realacci - come del resto di tutta Italia, sta proprio nella tutela del suo territorio, delle sue coste e delle sue tradizioni".
Anche il capogruppo di Rifondazione in Consiglio regionale, Luciano Uras ha ribadito il fallimento dei referendum, e in particolare quello contro la cosiddetta legge 'salva coste: “dimostra che i sardi non credono piu' ad un modello di sviluppo fondato sull'indiscriminato e intensivo consumo dell'ambiente, alla economia della cementificazione – ha dichiarato Luciano Uras - la destra degli immobiliaristi ad ogni costo e dei prenditori della speculazione edilizia e' stata sconfitta, in modo decisivo”.
“Quanto avevamo annunciato si è verificato anche questa volta – ha dichiarato l’assessore regionale dell’Urbanistica Gian Valerio Sanna – i sardi avevano capito per tempo che si voleva strumentalizzare il voto a soli fini personali per una battaglia che era stata già vinta dal volere democratico. L’unico risultato che si è ottenuto è quello di aver sperperato denaro pubblico per una campagna elettorale già persa in partenza”.
dal blog gianvaleriosanna.it
Alla banda del Pdl & Co, chiediamo il rimborso dei 9 milioni di euro gettati all'aria o in mare, soldi pagati da noi Sardi.
E a colui che si ritiene di essere cittadino sardo,( Silvio Berlusconi) si tenga la sua cittadinanza lombarda, disonora la Sardegna.
(Elia)
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